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Dalla “Rerum Novarum” alla “Magnifica Humanitas”. La finanza che concorre al bene comune

A 135 anni di distanza dalla promulgazione della enciclica “Rerum Novarum” di Leone XIII che diede impulso allo sviluppo dell’esperienza del credito cooperativo in Italia, Papa Leone XIV con “Magnifica Humanitas” ritorna con un’enciclica sui gradi temi della contemporaneità e del progresso e il loro rapporto con il bene comune. La funzione sociale del credito

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I grandi temi della trasformazione tecnologica — dall’intelligenza artificiale al lavoro, dalla pace alla giustizia sociale — ma non solo. La nuova Enciclica di Papa Leone XIV presentata il 25 maggio in Vaticano dedica uno spazio particolarmente ampio all’economia e alla finanza, rilanciando il valore del credito come strumento di sviluppo e coesione sociale.

La funzione sociale del credito rimane insostituibile”, scrive Leone XIV, in uno dei passaggi centrali dell’enciclica. La finanza per la finanza è cosa ben diversa dalla finanza per lo sviluppo e per la creazione e l’evoluzione del lavoro”.


Non basta che l’economia cresca. Bisogna chiedersi chi resta indietro, chi controlla la tecnologia e se la finanza continui ancora a servire il lavoro e le comunità. È attorno a queste considerazioni che si sviluppa Magnifica humanitas, la prima enciclica di Papa Leone XIV. Un testo che aggiorna la Dottrina sociale della Chiesa nell’era dell’intelligenza artificiale e che contiene un richiamo netto contro le disuguaglianze prodotte da un modello economico dominato da profitto, concentrazione del potere tecnologico e finanziarizzazione dell’economia.

 

Economia e dignità della persona


Papa Leone XIV parte da un principio preciso: “La libertà economica non è assoluta e va sempre misurata sul bene comune e sulla dignità di ogni persona”. Il Pontefice richiama quindi il concetto di bene comune, definendolo non come semplice somma di interessi individuali, ma come un “plus”, frutto dell’interazione tra persone, comunità e istituzioni. È proprio “la ricerca del bene comune” a dare vita a un popolo, “non come semplice somma di individui, ma come realtà viva in cui le persone imparano a riconoscersi legate le une alle altre e corresponsabili della res publica”.


L’Enciclica riconosce inoltre il valore dell’iniziativa imprenditoriale, definita “una vera vocazione, capace di generare ricchezza e migliorare la vita di tutti”, ma chiarisce subito che questo è possibile soltanto “a condizione che riconosca la creazione di lavoro dignitoso e di valore come parte essenziale del proprio servizio alla società e non come variabile dipendente dal solo profitto”.


Leone XIV critica quindi quei modelli economici che finiscono per misurare tutto esclusivamente in termini di efficienza e competitività: “I modelli economici che esaltano l’efficienza e il successo individuale tendono a considerare inutile o poco conveniente investire sulle persone che partono da situazioni di svantaggio o hanno percorsi di crescita più lenti, quasi che il loro destino dovesse dipendere esclusivamente dalla capacità di stare al passo con i vincenti”.


Per questo, prosegue il documento, “una società giusta richiede uno Stato presente e istituzioni civili capaci di superare la sola logica dell’efficienza, orientando esplicitamente risorse, creatività e norme a favore dei più vulnerabili”.

 

La funzione sociale del credito


Uno dei passaggi più forti dell’Enciclica riguarda il rapporto tra finanza ed economia reale. Leone XIV riconosce che “la finanza ha conquistato negli ultimi anni una rilevanza crescente e ha conosciuto una forte innovazione anche in seguito all’introduzione delle criptovalute”.


Ma subito dopo il Papa richiama le conseguenze di una finanza sganciata da criteri etici e sociali: il funzionamento dell’intermediazione finanziaria, scrive, “quando è stato slegato da adeguati fondamenti antropologici e morali, non solo ha prodotto palesi abusi ed ingiustizie, ma si è anche rivelato capace di creare crisi sistemiche e di portata mondiale”.


Il risparmio che viene trasformato in credito per l’economia reale, e quindi per creare lavoro sia dipendente sia autonomo, resta centrale per lo sviluppo e per gli investimenti che debbono accompagnare le transizioni in corso. La funzione sociale del credito rimane insostituibile.


L’Enciclica mette inoltre in guardia dal rischio che “la rendita da capitale” finisca per “sostituirsi al reddito da lavoro, spesso confinato ai margini dei principali interessi del sistema economico”.


Da qui il richiamo al ruolo del credito nell’economia reale: “Il risparmio che viene trasformato in credito per l’economia reale, e quindi per creare lavoro sia dipendente sia autonomo, resta centrale per lo sviluppo e per gli investimenti che debbono accompagnare le transizioni in corso”.

 

Accesso al credito


Leone XIV dedica infine un passaggio molto concreto all’utilizzo degli algoritmi nei processi economici e finanziari. “Orientare l’economia alla dignità significa assumere alcuni criteri di azione stabili anche nell’era dell’IA. Anzitutto, trasparenza e responsabilità”.


Per questo, prosegue l’Enciclica, “quando dati e algoritmi incidono su erogazione del credito, selezione del personale, accesso a servizi o opportunità, è necessario che le decisioni siano comprensibili, contestabili e sottoposte a controllo, perché la persona non sia ridotta a profilo”.


Il documento richiama poi “inclusione e accesso”: “i benefici dell’innovazione devono essere accompagnati da investimenti in competenze, infrastrutture e servizi essenziali, così che la tecnologia non allarghi il divario tra chi ha e chi non ha”.


Infine, Leone XIV invoca “misure di equità”: “fiscalità, protezioni sociali e politiche industriali devono correggere gli squilibri creati dalla concentrazione di ricchezza e potere”. E conclude: “Questi criteri non sono un freno all’innovazione: in realtà, la rendono vivibile e umana”.

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