Piano nazionale di ripresa e resilienza. Le opportunità riservate all’agricoltura

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di Luca Ferrari - Ufficio Analisi Retail BTL Banca

 

Il Piano nazionale di ripresa e resilienza (PNRR) rappresenta un ambizioso programma di investimenti orientati sia al rilancio dell’economia nazionale a seguito dell’impatto negativo dell’emergenza sanitaria da Covid-19, sia ad interventi di natura strutturale per l’ammodernamento e l’efficientamento del sistema-Paese, atti a superare criticità che l’Italia accusa e accumula da tempo e che i noti vincoli di bilancio dettati dalla UE impediscono di superare.

Esso costituisce l’attuazione del Next Generation EU (NGEU), un programma comunitario di portata inedita, che prevede investimenti e riforme per accelerare la transizione ecologica e digitale, la formazione delle lavoratrici e dei lavoratori e una maggiore equità di genere, territoriale e generazionale.


Presentato alla Commissione europea in data 30 aprile 2021, a luglio è stato definitivamente approvato dal Consiglio europeo, assieme ai piani di altri undici Paesi membri, tra cui Danimarca, Francia, Germania, Grecia e Spagna.

 

Come noto, l’Italia è la prima beneficiaria, in valore assoluto del NGEU; il Dispositivo per la Ripresa e Resilienza (RRF), di cui il PNRR non è altro che l’attuazione a livello nazionale, garantisce risorse per 191,5 mld di euro, da impiegare nel periodo 2021-2026, delle quali 68,9 mld sono sovvenzioni a fondo perduto. Il nostro Paese intende inoltre utilizzare appieno la propria capacità di finanziamento tramite i prestiti della RRF, che per il nostro Paese è stimata in 122,6 mld.


Il PNRR italiano si sviluppa attorno a sei missioni. L’agricoltura è uno dei settori beneficiari dei finanziamenti previsti e potrà contare sia su linee di intervento specifiche, con uno stanziamento di 6,8 mld di euro, sia su progetti di natura trasversale, capaci di produrre ricadute positive anche sul settore primario.


L’”agro-PNRR” è identificato dalla missione M2 denominata “Rivoluzione verde e transizione ecologica”, a sua volta articolata su tre pilastri: economia circolare e agricoltura sostenibile; contratti di filiera e di distretto; tutela del territorio e della risorsa idrica. L’obiettivo è quello di proiettare il nostro settore agricolo a livelli di competitività, resilienza (capacità di adattarsi ai cambiamenti climatici) e sostenibilità, adeguati agli standard richiesti dai mercati internazionali.


Al primo pilastro (economia circolare e agricoltura sostenibile) è assegnata una dotazione finanziaria di 2,8 mld di euro. Gli interventi previsti mirano allo sviluppo dei seguenti comparti:


- logistica per i settori agroalimentare, pesca e acquacoltura, silvicoltura, floricoltura e vivaismo, attraverso: la riduzione dell’impatto ambientale dei trasporti agroalimentari; il miglioramento della capacità di stoccaggio e trasformazione delle materie prime; il potenziamento della capacità di esportazione delle PMI agroalimentari; l’incremento del trasporto su ferrovia e delle interconnessioni tra i porti e le strutture logistiche al servizio delle aree metropolitane; il miglioramento della capacità logistica dei mercati alimentari all’ingrosso; il contenimento degli sprechi alimentari. Saranno finanziati investimenti materiali e immateriali sulle strutture di stoccaggio e trasformazione, per la digitalizzazione dei processi di logistica, sui trasporti, sull’innovazione dei processi produttivi, l’agricoltura di precisione e la tracciabilità, i dispositivi guidati da sistemi di AI (intelligenza artificiale). La dotazione finanziaria è di € 0,8 mld; l’obiettivo è di finanziare almeno 48 interventi entro giugno 2026.
- Parco agrisolare, attraverso: l’aumento della produzione di energia da fonti rinnovabili; il miglioramento della competitività delle imprese agricole e la riduzione dei costi energetici. La dotazione finanziaria è di € 1,5 mld; l’obiettivo è di collocare il 30% delle risorse entro il 2022, il 50% entro il 2023 e raggiungere il 100% entro il 2024.
- Meccanizzazione, attraverso: innovazione e meccanizzazione agricola e delle macchine fuoristrada; introduzione dell’agricoltura di precisione; innovazione dei processi di trasformazione, stoccaggio e confezionamento dei prodotti e in particolare dell’olio extra vergine di oliva. La dotazione finanziaria è di € 0,5 mld; l’obiettivo è di finanziare almeno 10.000 imprese entro la fine del 2024 e 15.000 imprese entro giugno 2026.


Al secondo pilastro (contratti di filiera) è assegnata una dotazione finanziaria di 1,2 mld di euro. Sono previsti contributi in conto capitale e finanziamenti agevolati concessi da CdP a valere sulle risorse del Fondo rotativo per il sostegno alle imprese a patto che il 50% del costo degli interventi ammissibili sia finanziato dal sistema bancario. Gli interventi previsti mirano al raggiungimento dei seguenti obiettivi:

 

- ridurre l’utilizzo di fitofarmaci, anticrittogamici e fertilizzanti di sintesi;
- potenziare l’agricoltura biologica e contrastare la perdita di biodiversità;
- migliorare il benessere animale;
- sviluppare la produzione di energia rinnovabile e l’efficienza energetica;
- garantire la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare;
- ridurre le perdite e gli sprechi alimentari.

 

Al terzo pilastro (tutela del territorio e della risorsa idrica) è assegnata una dotazione finanziaria di 0,88 mld di euro. Gli interventi previsti mirano al raggiungimento dei seguenti obiettivi:


- potenziare l’efficienza dei sistemi irrigui fino al 12% delle aree agricole (attualmente sono l’8%);
- aumentare la resilienza dell’agroecosistema alla siccità e ai cambiamenti climatici.

 

L’assegnazione delle risorse finanziarie avverrà tramite procedure d’appalto pubblico la cui aggiudicazione dovrà concludersi entro la fine del 2023.


Il Piano presenta inoltre altre misure e progetti di forte impatto per il mondo agricolo, il principale dei quali è lo sviluppo del biometano e del biogas. La misura ha una consistente dotazione finanziaria (1,92 mld di euro) e prevede la riforma del quadro normativo di riferimento per la produzione e il consumo delle energie rinnovabili, la semplificazione delle procedure autorizzative e la proroga degli attuali regimi di sostegno. Gli obiettivi della misura sono:

 

- migliorare l’efficienza degli impianti a biogas e riconvertirli verso la produzione di biometano;
- supportare la realizzazione di nuovi impianti a biometano attraverso la concessione di un contributo del 40% dell’investimento;
- promuovere la sostituzione di veicoli meccanici obsoleti, con veicoli a metano / biometano (almeno 300 trattori entro giugno 2026).

 

A questi interventi specifici se ne aggiungono altri a valenza trasversale, dai quali è lecito attendersi ricadute positive anche sull’agricoltura: il progetto “Digitalizzazione, innovazione e competitività del sistema produttivo” (capofila: MiTE), per la digitalizzazione delle aree rurali a fallimento di mercato (territori anti-economici per gli operatori del settore); il progetto “Turismo e cultura 4.0” (capofila MiBACT), per la promozione dell’attrattività dei borghi e per lo sviluppo economico e sociale delle zone svantaggiate; il progetto “Agro-voltaico” (capofila MiSE), per lo sviluppo delle energie rinnovabili e alla riduzione dei costi tramite impianti agro-voltaici, senza compromettere l’utilizzo di terreni agricoli, mediante strutture sospese.

 

Questo è, sinteticamente, quanto ad oggi è dato di sapere sul PNRR; rimaniamo in attesa di conoscere le modalità con le quali verrà data attuazione alle misure di sviluppo previste, dettaglio non di poco conto, dal momento che da esse dipenderà l’effettiva fruibilità del programma che, sulla carta, si annuncia essere una straordinaria occasione di crescita per il nostro Paese.