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Accadeva cento anni fa ... Frammenti dall'archivio storico BTL

Accadeva cento anni fa. Lunedì 13 giugno 1921, alle ore 12, tra i campi della Colonia Agricola di Remedello (BS), si spegneva don Francesco Gorini “rapidissimamente, nel pieno possesso delle sue energie, nell’esercizio instancabile della sua attività, tra i suoi discepoli, quando nessuno poteva lontanamente pensare alla sua fine”.

 

Don Francesco Gorini, fondatore della Cassa Rurale Depositi e Prestiti di Bedizzole rappresenta per Bedizzole quello che molti altri sacerdoti, nominati in analoghe storie di sviluppo di piccole o grandi comunità di fine Ottocento, viene ricompreso in quel fiorire di idee e di istituzioni passato sotto il nome di movimento sociale cattolico. In questo contesto che vide il nascere in pochi anni, soprattutto nei borghi rurali, di aggregazioni economiche e culturali, di società di mutuo soccorso, cooperative e colonie agricole, e appunto di casse rurali, il sacerdote don Gorini riveste un ruolo particolarmente autorevole per le diverse iniziative avviate e l’attività svolta nel corso della propria esistenza.

 

Nato a Sale Marasino, sulle sponde occidentali del Lago d’Iseo, l’11 giugno 1858, fu allievo di mons. Pietro Capretti nel seminario dei chierici poveri di S. Cristo. Viene ordinato sacerdote l’11 giugno 1881. Ebbe l’incarico di vicario parrocchiale a Peschiera Maraglio per due anni (1881-1883). Poi, sempre come vicario parrocchiale, a Bedizzole per 12 anni (1883-1895) dove si dedicò al suo ministero parrocchiale e anche a una intensa azione economico-sociale. Nel 1885 fondava la Società Operaia Cattolica Federativa di Mutuo Soccorso di Bedizzole e paesi limitrofi e dal 1887 caldeggiò la costituzione di una Federazione Provinciale Bresciana fra le associazioni cattoliche di Mutuo Soccorso, che realizzò nel 1891, attraverso la Federazione Diocesana delle società Operaie, di cui dettò anche lo Statuto. Fu tra i pionieri del movimento fisiocratico.


Il 12 settembre 1895, su suo impulso, si costituiva la Cassa Rurale di depositi e prestiti di Bedizzole: “Costretti dagli incerti e scarsi raccolti a contrar mutui a condizioni molto onerose, per estinguerli dovevano spesso privarsi dell’unico campiello, cara memoria dei loro trapassati. Molto opportuna riuscì l’iniziativa del benemerito sacerdote don Francesco Gorini, il quale additò l’unica via di salvezza nella istituzione di una Cassa Rurale che offrisse ai soci il mezzo per procurarsi un po’ di denaro senza incorrere agli usurai che paralizzavano ogni frutto della privata attività”.

 

Qualche mese prima, il 16 giugno 1895 don Francesco Gorini aveva convocato una prima riunione per dare il via alla Cassa Rurale di Bedizzole nel corso della quale il sacerdote aveva reso edotti i quaranta intervenuti dell’organizzazione e del funzionamento della Casse Rurali, dei loro vantaggi, “dimostrando come qui esistano tutte le condizioni favorevoli al suo sviluppo”. “Molti ostacoli si presentarono e per la diffidenza di alcuni, e per la reazione di chi era interessato, ma la proposta si mostrava così pratica e così feconda di ottimi risultati, che venne tosto afferrata, discussa ed accettata, e lasciate le diffidenze di partito, ogni persona di cuore concorse col buon sacerdote alla attuazione; e questo accordo unanime fu certo la base morale saldissima ed insieme l’indirizzo saggio e praticissimo per cui tutto potè quindi riuscire. Così alla prima riunione ne succedettero altre, finché il 12 del successivo settembre, dopo approvato lo statuto, fu esteso l’atto costitutivo della Società, atto firmato da soli sedici soci, tra i quali due medici condotti tutti gli altri impiegati e pochissimi possidenti.”


Il 2 marzo 1896, lasciava Bedizzole per entrare nel neonato istituto Artigianelli ricevuto dal fondatore Padre Piamarta e faceva la professione per far parte della Congregazione nel 1902. Nel 1896 era frattanto divenuto vice direttore dell’Istituto Artigianelli e nel 1902 direttore del periodico La Famiglia Agricola.


L’11 dicembre 1917 veniva nominato direttore della Colonia Agricola di Remedello, succedendo a padre Bonini nell’insegnamento agrario e nella direzione della scuola. Oltre all’insegnamento agrario e all’educazione la sua attività si dispiegò in quegli anni nell’apostolato agricolo, anche fuori dalla Colonia, con articoli sul periodico e in conferenze sul territorio nazionale per illustrare le più moderne tecniche di coltivazione.


Il 13 giugno 1921, a 63 anni, si spegneva improvvisamente a Remedello.